La chiesa risulta importante nella storia politica della Repubblica marinara di Amalfi, perché qui i dogi ricevevano l’investitura e avevano sepoltura. Risale al 940 e divenne quasi subito cappella palatina. Nel corso dei secoli ha subito notevoli trasformazioni, non solo negli alzati, ma anche in pianta, a cui un restauro molto accurato sta mettendo rimedio.

E’ a tre navate, con altare ad E ed ingresso principale sulla navata laterale destra, che si apre su un piccolo atrio a cui si accede attraverso la scala dalla piazza.

La copertura è a volte a crociera ed il cantiere di restauro sta mettendo in luce interessanti novità. Due archi a sesto acuto sono stati scoperti lì dove una volta esisteva la sacrestia, dando alla struttura una forma completamente nuova (questo ambiente recuperato doveva essere semiaperto e risalire al XIII secolo); inoltre, una parte della navata sinistra risulta essere stata abbattuta verso N, mentre all’altezza dell’altare presenta un secondo ingresso.

La chiesa non ha una facciata vera e propria se non una sovrastruttura laterale, divisa in due piani, di cui quello superiore, più interessante, mostra un orologio inquadrato da due paraste per lato, con capitelli ionici, e termina con una struttura a capanna che fa da cella campanaria, definita nella zona laterale bassa da due volute.

Interessante è la porta di bronzo, commissionata da Pantaleone di Viarecta, nel 1076, formata da 24 formelle, di cui quattro (quelle centrali) mostrano Cristo, la Vergine, S. Pantaleone e S. Sebastiano, mentre le altre venti riproducono croci ageminate e fogliate.

La porta, in origine destinata alla non più esistente chiesa di S.Sebastiano, si ricollega stilisticamente alle altre porte bronzee presenti in Costiera, soprattutto con quella del Cattedrale di Amalfi. Le formelle sono tenute insieme su un’intelaiatura di legno (una vera e propria seconda porta) da elementi di giuntura continui.

Qui conservato è pure un pluteo (XII secolo) di marmo, senza epigrafi, ma con una decorazione molto articolata: il campo maggiore è occupato da due pavoni, visti di fronte, con le code e le ali aperte e divisi da un tronco d’albero, alla cui sommità c’è un uccello che cova; il pavone a sinistra poggia sulla testa di un uomo circondato da due sirene, quello a destra tiene con le zampe una lepre, contesa da due uccelli.

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