Nello secolo XIII, sull’antica rocca di S. Angelo, edificata a difesa dei Longobardi e demolita in gran parte da una incursione dei Pisani nel 1137, fu ampliata la chiesetta esistente già dedicata a S.Michele Arcangelo e costruita la Basilica dedicata a S.Maria a Mare a seguito del prodigioso ritrovamento. Nel 1505  Giulio II con Bolla del 5 giugno di quell’anno eresse la chiesa a Collegiata insigne, con Capitolo presieduto da un Prevosto Curato e quattro dignità, otto Canonici e quattro Eddomadari. La Collegiata di Maiori fu poi confermata da Leone X nel 1514, riconosciuta da Paolo V nel 1647, ed ampliata di privilegi da Innocenzo XII nel 1695.

La chiesa nel corso dei secoli ha subito trasformazioni e ampliamenti. Nel 1529, nel 1748 e, in ultimo, la più radicale e imponente nel 1836 su disegno dell’architetto napoletano Pietro Valente, autore anche di una proposta di un piano di assetto urbanistico della città che tenesse conto delle antiche vestigia, piano purtroppo mai presa in considerazione.

Pregevole il soffitto dorato a cassettoni che copre la volta della navata centrale, eseguito nel 1529 del pittore napoletano Alessandro de Fulco su commissione di alcune nobili famiglie maioresi.

La cupola è rivestita da embrici maiolicati caratteristici dell’architettura sacra della costa. Nella monumentale sagrestia a croce greca, risalente al XVIII secolo, si apre una ampia loggia da cui è possibile ammirare l’intero golfo.

La cripta, anch’essa del XVIII secolo, conserva le spoglie di un martire, chiamato S. Clemente, trasportate da Roma a Maiori nel 1780. Nella stessa cripta è stato allestito una parte del percorso museografico che è possibile ammirare anche lungo le navate laterali e nella sagrestia.

Il presbiterio è fiancheggiato da due ampie cappelle e sull’altare maggiore, in una nicchia sormontata da un timpano retto da quattro colonnine rosse, vi è la Statua della Vergine con il Bambino in braccio.

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