La villa scoperta a Minori risale, nonostante una vita edilizia molto complessa, nella sua fase originale, all’epoca giulio-claudia, con interventi di monumentalizzazione nell’età dei Severi.
Questa villa, scoperta nel 1932, presenta un impianto organico e allo stesso tempo monumentale che vede come punto centrale un triclinio-ninfeo. Questo ambiente, che divide la villa in due parti simmetriche, fu abbellito sul lato N da una piccola cascata e da una vasca decorata da una architettura prospettica, di cui sopravvive solo il frontone con resti di stucchi, mentre sui lati E ed O da letti triclinari in muratura. Il triclinio si apre a S, mediante un arco in laterizi, su un ampio viridarium con vasca centrale; questo spazio è delimitato sui lati E, S e N (su questo lato si affacciano tutti gli ambienti della villa) da un triportico. Ad O, all’estremità del nucleo occidentale dei vani, una scala immetteva al piano superiore; un’altra scala simmetrica doveva trovarsi all’estremità del lato E, dove sono stati rinvenuti pochi gradini e dove la villa veniva lambita dal corso del torrente Reghinna (in antichità il torrente scorreva lungo l’attuale Corso Vittorio Emanuele). L’arco che costituisce l’apertura del triclinio sul viridarium ha in asse sul lato S del triportico un altro arco più piccolo, che rappresentava forse l’accesso all’impianto da mare; completavano la scenografia due prolungamenti del triportico verso S (sopravvive solo quello dell’estremità O, di cui sono stati posti in luce piccoli vani, forse adibiti a locali di servizio). Gli ambienti del nucleo ad E del triclinio erano quelli riservati al proprietario; infatti è qui che è stata ritrovata la parte termale, di cui sono riconoscibili il tepidarium, il calidarium ed il praefurnium.
Del piano superiore rimane soltanto parte di un impianto termale, difficilmente riconducibile alle strutture originarie della villa.
La tecnica costruttiva prevalente è l’opera incerta con utilizzo di pietra calcarea locale, con una regolarizzazione mediante blocchetti di travertino pestano nei punti di maggiore sollecitazione strutturale; nel triportico viene utilizzata l’opera laterizia. La decorazione pittorica (grandi pannelli con elementi figurati su zoccoli a fondo nero e rosso) rientra nel pieno III stile e riguarda solo quattro ambienti; i mosaici che si trovano nella parte di rappresentanza della villa riproducono una scena di tiaso marino e motivi vegetali di ispirazione dionisiaca.

Delle 1300 monete recuperate durante lo scavo del 1934, di cui ne restano attualmente solo 120, la maggior parte si colloca tra il I ed il IV sec. d.C.; la ceramica rinvenuta è rappresentata soprattutto da contenitori da trasporto e da pezzi di uso comune.

Al piano superiore è stato creato un piccolo antiquarium dove è possibile vedere non solo gli oggetti rinvenuti nella villa ma anche dei pannelli pittorici, staccati da un ninfeo, scoperto più a N, sotto la Chiesa di S. Lucia, e rinterrato perché pericolante.
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